![]() |
|
|
|
N. 11 dicembre 2010
|
Studi e ricerche di SALVATORE M. PERRELLA osm Maria
e i sacerdoti «Il
presbitero guardi molto spesso alla Madre di Dio... e la invochi ogni
giorno». Giovanni Paolo II (19782005), il grande pontefice della fine del secondo millennio e dell’inizio del terzo, sarà ricordato anche per essere stato il Papa del Totus tuus, il Doctor marianus del nostro tempo; il suo insegnamento mariano, quello più autorevole ed impegnativo, fin dalle prime battute appare logica emanazione della sua esperienza umana, intellettuale, spirituale, pastorale e soprattutto conciliare. Infatti, egli ha il merito di aver costantemente proposto la Madre del Redentore alla luce del mistero trinitario e cristologicoecclesiale, quale figura esemplare, carismatica e "trasversale" (cf Tertio millennio adveniente, 43) nell’evento cristiano della fede e nella difficile, ma esaltante, evangelizzazione del mondo contemporaneo.
Papa Wojtyla in molte occasioni si è rivolto ai "suoi" cari sacerdoti soffermandosi a delinearne la figura e il ministero nella contemporaneità, o approfondendone la dottrina e la spiritualità. Sintesi completa del suo magistero rimangono l’esortazione postsinodale Pastores dabo vobis, del 1992, la serie di specifiche Catechesi pronunciate nelle udienze del mercoledì nel 1993, le 23 Lettere del Giovedì Santo inviate a tutti i presbiteri dal 1979 al 2004: per la vastità e la varietà delle tematiche, il suo insegnamento può essere considerato un unicum nella tradizione della Chiesa. Va detto che la teologia dei ministeri ecclesiali si è sviluppata specialmente dopo il Vaticano II, mediante la rifondazione di un’ecclesiologia che ha trovato nella Lumen gentium la sua formulazione più autorevole e completa. La Chiesa postconciliare ha assistito gradualmente ad una profonda crisi sacerdotale dovuta essenzialmente alla difficoltà ad assimilare la nuova immagine del ministero che si prospettava, al disorientamento per il cambio dello stato sociale del presbitero in mezzo a una società secolarizzata; un sintomo significativo di tale disagio è stato l’elevato numero di riduzioni allo stato laicale, la drastica diminuzione delle ordinazioni e delle entrate nei seminari. I Pontefici, da parte loro, hanno dovuto tener conto di questa crisi di identità e vocazionale che ancora perdura. Nel suo insegnamento Giovanni Paolo II, oltre ad affermare tutto il suo affetto e la sua personale riconoscenza nei riguardi dei sacerdoti, li ha sempre spronati a superare le oggettive difficoltà del ministero esortandoli a rassodare la propria identità in quella di Cristo. Infatti, scrive: «Il sacerdote trova sempre, ed in maniera immutabile, la sorgente della sua identità in Cristo sacerdote. Non è il mondo a fissare il suo statuto secondo i bisogni o le concezioni dei ruoli sociali. Il prete è segnato dal sigillo del sacerdozio di Cristo, per partecipare alla sua funzione d’unico mediatore e redentore» (Lettera del Giovedì Santo, 1986).
Ricuperare una genuina e robusta identità sacerdotale in un mondo sovente senza identità e volto, passa da una forte vita teologale, eucaristica, accogliente e oblativa: come Gesù, il sacerdote nella sua vita deve sempre saper dire al Padre e mostrare ai credenti: «Non sia fatta la mia, ma la tua volontà» (Lc 22,42). Tali importanti dimensioni sono state mirabilmente vissute dalla Vergine tanto che il documento del Sinodo dei vescovi del 1971 presenta Maria come modello per la vita spirituale del sacerdote, passo più volte ricordato o riportato da Giovanni Paolo II nei suoi interventi sul sacerdozio ministeriale: «Con la mente rivolta alle cose celesti e partecipe della comunione dei santi, il presbitero guardi molto spesso a Maria, madre di Dio, la quale accolse il Verbo di Dio con fede perfetta, e la invochi ogni giorno per ottenere la grazia di conformarsi al suo Figlio» (Il sacerdozio ministeriale, 30.11.1971). La conformazione cristica non si inventa e non è automatica, è frutto di un lungo processo di formazione in cui il contributo della spiritualità mariana è apprezzato e richiesto dal Pontefice; basti pensare alla conclusione "mariana" della lettera apostolica Pastores dabo vobis, che asserisce: «Ogni aspetto della formazione sacerdotale può essere riferito a Maria come alla persona umana che più di ogni altra ha corrisposto alla vocazione di Dio, che si è fatta serva e discepola della Parola […], che è stata chiamata all’educazione dell’unico ed eterno sacerdote fattosi docile e sottomesso alla sua autorità materna. Con il suo esempio, la Vergine santissima continua a vigilare sullo sviluppo delle vocazioni e della vita sacerdotale nella Chiesa. Per questo noi sacerdoti siamo chiamati a crescere in una solida e tenera devozione alla Vergine Maria». Salvatore
M. Perrella A. Monnin, Spirito del Curato d’Ars, Ares 2009, pp. 224, € 14,00; N. Marconi, Imita ciò che celebri, Cittadella 2009, pp. 128, € 9,50; D. Sigalini, Il prete e i giovani, Cittadella 2009, pp. 120, € 9,50.
|
||