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Sommario.

 

 
Spettacoli.
di Gigi Vesigna


PERSONAGGI
IN UN LIBRO E IN UN TRIPLO CD LA VITA PRIVATA E PROFESSIONALE
DI MINGHI


AMEDEO SI RACCONTA

Gli esordi, difficili. Poi il successo e l’amore: per la moglie Elena, per i figli e il nipotino, per papa Giovanni Paolo II. Biografia in parole e musica di un artista molto speciale.

È possibile raccontare la vita di un artista in un libro di 190 pagine e in un triplo disco che contiene 48 canzoni scelte dalla produzione in quarant’anni di carriera? C’è riuscito Amedeo Minghi, romano, classe l947, con L’ascolteranno gli americani, edito da Rai-Eri, e con la raccolta Platinum, pubblicata dalla Emi. Il titolo del lungo diario è tratto da un verso di 1950, una delle composizioni più belle di Amedeo.

Nel libro-confessione c’è la sincerità di un diario privato, ma anche grande semplicità di scrittura. Ultimo di sei figli, racconta così la sua adolescenza: «I miei fratelli e le mie sorelle, come i germogli di primavera, a uno a uno fiorirono nelle loro vite, si sposarono in fretta, da giovani, come avveniva allora e, in poco tempo, mi ritrovai da solo in una stanza tutta per me, cominciai così a riempirla delle mie cose: giradischi, poster, chitarre, anzi "la chitarra", quindi non tardò ad arrivare la domanda-tormentone: "Ma davvero vuoi fare il musicista? Si guadagna bene?"».

«Cominciò allora con un gruppo di amici la vita nelle cantine», continua Amedeo: «Mettemmo insieme un gruppo di strampalati e un repertorio. Facevamo un grande baccano, senza combinare nulla di buono. Ci riuscì benissimo di firmare una sfilza di cambiali comprando chi, come me, l’impianto audio, essendo io la "voce" ufficiale del gruppo che chiamammo I Noemi, chi la chitarra, chi il basso e via dicendo. Intanto avevo scritto la mia prima canzone, Una cosa stupida; approdammo alla Rca, dove dopo 10 minuti, ci liquidarono con il classico "vi faremo sapere"; quindi spedimmo la registrazione a tutti i discografici d’Italia: non rispose nessuno. Le cambiali le pagarono i nostri parenti».

Amedeo Minghi con il suo libro L'ascolteranno gli americani (Rai-Eri).
Amedeo Minghi con il suo libro L’ascolteranno gli americani
(Rai-Eri
- foto Ansa/La Presse)).

Il giovane Amedeo, cocciuto e perseverante, dopo una gavetta che avrebbe fatto desistere chiunque, approdò alla sede romana della mitica Casa Ricordi, dove incidevano Paoli, Tenco, Endrigo.

«Mi ascoltarono, uno dopo l’altro, Stelvio Cipriani, Alberto Durante e Gianni Sanjust, il direttore artistico. Stavolta, al consueto "ti faremo sapere" seguì una telefonata che mi convocava a Milano per incidere un disco. Lo studio di registrazione era una specie di cattedrale e ci incideva anche Mina: a me toccò la cover di The end, una canzone allora famosa, il cui testo era di Mogol».

Amedeo si sofferma su tanti momenti della sua vita, ma si guarda bene dal farci sapere che è attualmente in corso la procedura di investitura di "Cavaliere dell’ordine al merito della Repubblica italiana" da parte della Presidenza della Repubblica.

Da trent’anni Amedeo Minghi è sposato con Elena, conosciuta negli uffici della casa discografica Apollo Records.

Con Elena amore a prima vista

«Vestiva in maniera estrosa e bizzarra. Raccontava che non erano lontani i giorni in cui indossava scarpe dai colori differenti. Fu amore a prima vista e ci sposammo in fretta, di lì a pochi mesi sarebbe nata Annesa (la primogenita, ndr) e poi venne Alma. La cerimonia, per ragioni di fretta, avvenne nel municipio di Roma, ma promettemmo che avremmo "riparato" in chiesa appena possibile. Lo abbiamo fatto». Oggi Elena e Amedeo sono nonni di Leonardo.

Amedeo è autore di colonne sonore di enorme successo, come quelle di tutte e cinque le edizioni di Fantaghirò, con Alessandra Martinez, e di Edera, una fiction di grande impatto popolare.

E poi le canzoni: dopo 1950, che riproposta da Gianni Morandi è oggi diventata un evergreen, Minghi scrive per Mia Martini, Franco Califano, i Vianella, duo composto da Edoardo e Wilma Goich, allora marito e moglie, per Morandi, Katia Ricciarelli, Andrea Bocelli, Rossana Casale e Mietta. Nella sua lunga carriera ha tenuto per sé piccole gemme come Cantare è d’amore, che ha fatto il giro del mondo, e tante altre belle melodie che sono tutte racchiuse nello scrigno di The Platinum collection, vera e propria antologia di un inesauribile talento.

Il suo momento di popolarità più alto, generato da un atto di generosità, è arrivato nel 1989, quando a Sanremo ha portato Vattene amore. L’anno prima Minghi aveva scritto per Mietta, che non aveva mai visto ma solo ascoltato la voce, Canzoni, con la quale la cantante tarantina vinse nella categoria giovani: quindi, per regolamento, avrebbe dovuto essere ammessa di diritto al Festival successivo, ma le regole cambiarono e Mietta si trovò esclusa.

Minghi, che aveva nel cassetto Vattene amore, trovò un escamotage: si iscrisse a Sanremo con quel brano e chiese di essere accompagnato da Mietta, che così ottenne giustizia. La canzone si piazzò soltanto al terzo posto, ma il successo fu tale che dell’album si vendettero in pochi giorni 500.000 copie.

Il lungo diario di Minghi rievoca momenti commoventi e indimenticabili: «A New York, nel 2001, un mese dopo la strage delle Torri Gemelle, insieme a Vecchioni, Ruggeri e Riccardo Fogli, andammo a cantare per i parenti dei pompieri di origine italiana vittime della follia. Fu un’esperienza toccante».

Da sempre molto religioso, Minghi ha avuto la fortuna di conoscere papa Wojtyla: «Mi avevano affidato la canzone Un uomo venuto da lontano, a lui dedicata. Canto nella sala Nervi, a pochi passi dal Pontefice, il 27 ottobre 1995».

Un indimenticabile incontro

«Per l’occasione avevamo anche realizzato uno splendido video e al termine dell’esibizione Sua Santità mi chiamò per dirmi che non aveva compreso bene il senso del testo, dal momento che il piccolo monitor messo a sua disposizione non gli aveva consentito di ascoltarlo chiaramente. Ricordo la sua mano nella mia mentre parlavamo come due vecchi amici. Congedandomi, gli prometto che farò recapitare presso il Vaticano la registrazione della serata: passano pochi giorni e arriva la notizia che la canzone non solo era piaciuta al Papa, ma ci avrebbe consentito di renderla pubblica. Era la prima volta che accadeva una cosa del genere e, per quel che ne so, unica è rimasta».

Minghi incontrerà Giovanni Paolo II altre quattro volte e, ricorda: «Indimenticabile quella volta a Cracovia, proprio nell’Università Jagellonica dove papa Wojtyla aveva studiato da ragazzo e più tardi insegnato. Cantai davanti al futuro papa Ratzinger e ad alti prelati, tra i quali Crescenzio Sepe».

I ricordi si accavallano alla musica e Minghi confessa: «Ero e sono autodidatta, volutamente ho lasciato che io e la musica restassimo due amanti con le nostre ansie e i "lasciamenti", così che ogni nostro incontro mantenesse l’emozione della scoperta, il desiderio del ritorno, il gusto della rinnovata sorpresa. E siamo ancora innamorati».

Gigi Vesigna

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